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IN DIRETTA Coppa del Mondo 2026: «Una nazionale africana», Chilavert afferma…

La Coppa del Mondo 2026 si preannuncia come un evento storico, caratterizzato da un’espansione senza precedenti con 48 squadre partecipanti, tra cui diverse provenienti…

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La Coppa del Mondo 2026 si preannuncia come un evento storico, caratterizzato da un’espansione senza precedenti con 48 squadre partecipanti, tra cui diverse provenienti dall’Africa. Organizzata congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico, questa edizione promette di ridefinire la posta in gioco della competizione, in particolare aprendo nuove prospettive alle nazionali storicamente meno rappresentate. L’Africa, che ha registrato progressi memorabili nelle edizioni passate, in particolare con i campionati africani della Coppa d’Africa, si posiziona ormai come un attore chiave sulla scena mondiale.

L’aumento del numero di squadre qualificate, portato a 48, modifica radicalmente le modalità di qualificazione. Le Coppe continentali organizzate dalla FIFA offrono ora più posti, distribuiti in particolare tra Africa, Europa, Sudamerica e Asia. Questa evoluzione, ben lungi dall’essere una semplice formalità, riflette la volontà di includere un numero maggiore di paesi, rafforzando al contempo la visibilità delle federazioni africane. Le partite, in programma in 16 città degli Stati Uniti, del Canada e del Messico, testimoniano una logica di distribuzione geografica e di sviluppo del calcio nella regione.

L’aumento del numero di squadre qualificate, portato a 48, modifica radicalmente le modalità di qualificazione.

Fin dagli albori della Coppa del Mondo, l’Africa ha saputo lasciare il segno. Paesi come la Nigeria, l’Egitto o il Sudafrica hanno raggiunto le fasi finali, mentre i campionati africani della Coppa d’Africa (CAN) hanno dimostrato il proprio livello. Nel 2026, queste squadre potrebbero beneficiare di un accesso più diretto ai tornei più importanti, ma dovranno anche affrontare la crescente competitività delle altre nazioni. Le qualificazioni, che si protrarranno per diversi anni, costituiranno una prova continua per le nazionali africane, che dovranno conciliare esperienza e gioventù.

Il formato modificato, con un girone di 16 squadre (gli «eredi della Coppa del Mondo»), aggiunge una dimensione inedita. Le 16 migliori squadre del mondo, suddivise in due gironi da otto, si qualificano direttamente, mentre gli altri 32 paesi disputano le fasi preliminari. Questa struttura apre il dibattito sulla ripartizione dei posti e sulla credibilità di alcune nazionali. Per l’Africa, ciò potrebbe significare un maggiore riconoscimento, ma anche sfide senza precedenti per le squadre in via di sviluppo.

Infine, il 2026 potrebbe rappresentare una svolta per il calcio africano. Gli investimenti nelle infrastrutture, nei campionati nazionali e nei vivai giovanili potrebbero dare i loro frutti. I giocatori formati a livello locale o in contesti internazionali potrebbero emergere, apportando al contempo un tocco di originalità al torneo. Le ambizioni delle nazionali africane, ben radicate in un continente ricco di talenti, saranno d’ora in poi più visibili che mai.

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