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La WTA non è in bancarotta, ma il circuito femminile sta entrando in un periodo in cui ogni scelta conterà. Le proiezioni finanziarie presentate intorno agli US Open mostrano una liquidità prevista di circa 15 milioni di dollari alla fine del 2026, a fronte di una perdita operativa stimata in 23 milioni per l’anno. Se questa traiettoria non cambierà, le riserve potrebbero esaurirsi nell’autunno del 2027.
Il contrasto è evidente: in campo, il tennis femminile continua a essere sostenuto da incontri di alto livello, giocatrici riconoscibili e un’esposizione globale. Nei conti dell’organizzazione, il meccanismo è più fragile. La progressiva fine dei ricavi eccezionali, il costo dei grandi appuntamenti e il divario economico con l’ATP costringono la nuova dirigenza a cercare rapidamente un modello più sostenibile.
Il contrasto è evidente: in campo, il tennis femminile continua a essere sostenuto da incontri di alto livello, giocatrici riconoscibili e un’esposizione globale.
Un allarme, non la fine del gioco
Il punto importante sta nella sfumatura. La WTA continua a organizzare i suoi tornei, a concludere accordi e a far vivere il proprio calendario. Il segnale rosso riguarda la velocità con cui l’organizzazione brucia la propria liquidità, non una cessazione immediata dell’attività.
Questo allarme arriva dopo diversi anni di transizione. Il circuito ha cercato di sostenere l’uguaglianza dei montepremi in alcuni grandi tornei combinati, investendo al contempo nel proprio prodotto commerciale. Queste spese possono essere giustificate dal punto di vista sportivo, ma diventano difficili da assorbire se i ricavi centrali non crescono allo stesso ritmo.
La situazione mette inoltre in luce un vecchio paradosso: le giocatrici attirano pubblico, emittenti e sponsor, ma il valore generato non torna sempre direttamente nelle casse dell’ente. Gran parte dei montepremi dipende dagli organizzatori dei tornei, mentre la WTA deve finanziare la propria struttura, le operazioni, i diritti e lo sviluppo internazionale.
L’accordo con CVC arriva al termine
L’accordo concluso nel 2023 con CVC Capital Partners aveva portato una boccata d’ossigeno. Il fondo aveva acquisito una partecipazione nelle attività commerciali della WTA, con un investimento complessivo distribuito su diversi anni. Questa fonte di finanziamento, stimata intorno ai 30 milioni di dollari all’anno, dovrebbe concludersi nel 2027.
Il calendario è delicato. L’ultima tranche arriva proprio nel momento in cui i conti sono sotto pressione. Senza un nuovo sostegno, la WTA dovrà compensare con risparmi, un aumento dei ricavi commerciali o una nuova operazione di finanziamento.
Le discussioni su una collaborazione commerciale con l’ATP avrebbero potuto offrire un’altra via d’uscita. Si sono scontrate con la valutazione rispettiva dei due circuiti, con una ripartizione ritenuta sfavorevole dalla dirigenza del tennis femminile. Il tema non è necessariamente accantonato per sempre, ma non rappresenta più una soluzione rapida.
Le Finals, simbolo della svolta americana
Il trasferimento delle WTA Finals aggiunge un ulteriore elemento alla questione. Dopo Riyadh, l’edizione 2026 dovrebbe svolgersi a Indian Wells, prima del trasferimento annunciato a Charlotte dal 2027 al 2029. La presidente Valerie Camillo presenta questa scelta come una transizione verso un modello più solido negli Stati Uniti, mercato chiave per il pubblico, i partner e gli eventi.
La scommessa può avere senso. Coco Gauff e le giocatrici americane offrono una solida base mediatica, e Charlotte vuole utilizzare l’evento come leva duratura. Ma tra il potenziale e il denaro incassato c’è un’intera stagione da finanziare. La WTA dovrà dimostrare che questo riposizionamento non si limita a cambiare scenario.
In campo va bene, i conti devono seguire
La crisi attuale non significa che il tennis femminile non susciti interesse. Significa piuttosto che la sua struttura commerciale resta troppo dipendente da alcuni accordi fondamentali. È una differenza enorme, e spiega perché il tema vada oltre la contabilità.
Per le giocatrici, la stagione 2027 potrebbe diventare una prova di governance tanto quanto una prova sportiva. Se la WTA riuscirà a garantire nuovi ricavi senza indebolire i suoi tornei, l’allarme sarà servito da catalizzatore. Se temporeggerà troppo, il circuito rischierà di entrare in una negoziazione permanente con le proprie ambizioni.

