Redatto con l’assistenza di strumenti di intelligenza artificiale e verificato con controlli automatici.
Questo contenuto è stato tradotto automaticamente dalla versione francese.
Boston non conosceva una striscia del genere dal dopoguerra. Ribaltando Baltimora 6-5 lunedì sera al Fenway Park, i Red Sox hanno infilato la quattordicesima vittoria consecutiva, la loro serie più lunga dal 1946, l'epoca di Ted Williams. Caleb Durbin ha firmato il colpo decisivo con un solo home run in ottava ripresa, regalando alla sua squadra una vittoria sofferta dopo che gli Orioles avevano colmato un ritardo di tre punti. Il pubblico del Fenway, in piedi, ha prolungato la celebrazione ben oltre l'ultimo out, come per misurare la portata di un momento che la franchigia non viveva da otto decenni.
Una serie nata nell'urgenza
Il club del Massachusetts vanta un record di 51-48 dall'inizio della stagione, ma la dinamica attuale maschera una prima parte di campionato a lungo altalenante.
Il club del Massachusetts vanta un record di 51-48 dall'inizio della stagione, ma la dinamica attuale maschera una prima parte di campionato a lungo altalenante. Nelle ultime ventuno partite, Boston ne ha vinte diciannove, trasformando una posizione di metà classifica in un'operazione di rimonta nella corsa ai playoff della American League. La formazione guidata da Alex Cora si affida a un baseball pragmatico: cinque delle quattordici vittorie sono arrivate con due punti o meno di scarto, tre delle quali con un solo punto di differenza. La costanza del bullpen, a lungo punto debole, spiega in gran parte questa metamorfosi. I rilievi hanno limitato gli avversari a meno di quattro punti in dieci delle quattordici partite, facendo passare la squadra dallo status di outsider timorosa a quello di candidata credibile.
Durbin riassume lo stato d'animo del gruppo con una frase, riportata da The Athletic: «Lo voglio». L'interessato, titolare del ruolo di terza base dal 28 maggio, vanta un OPS di .904, confermando il suo ruolo di catalizzatore offensivo nella rotazione dell'ordine di battuta. Attorno a lui, le reclute dell'interscambio e i veterani del bullpen hanno trovato un equilibrio che mancava in aprile e maggio. La profondità della panchina, a lungo criticata, diventa ora un punto di forza nel cuore dell'estate. Anche la produzione offensiva si è fatta più compatta: Boston ha segnato almeno cinque punti in undici delle ultime quattordici uscite, una soglia raramente raggiunta in una finestra simile dai grandi tempi della fine degli anni 2010.
A una partita dal mito
Il record assoluto della franchigia resta fissato a quindici vittorie consecutive, stabilito nel 1946, quando Williams era ancora un giovane giocatore e la lega del dopoguerra si stava ricostruendo. Martedì sera, di nuovo contro gli Orioles, i Red Sox possono eguagliare questo traguardo davanti al loro pubblico del Fenway, stadio inaugurato nel 1912 e testimone regolare delle più lunghe serie nella storia della franchigia. La rotazione annunciata mette Brayan Bello sul monte avversario; Baltimora risponderà con il proprio partente, cercando di evitare una quinta sconfitta consecutiva nella serie e di frenare un entusiasmo diventato imbarazzante per la lega. Al di là dell'aneddoto, la posta in gioco si inserisce in una stagione MLB in cui la American League resta ampiamente aperta. Boston, a lungo fuori dai pronostici, si avvicina alla soglia del .500 e ridiventa un candidato credibile per il biglietto della wild card, a condizione di trasformare lo slancio in regolarità piuttosto che in semplice fuoco di paglia estivo. La dirigenza del club, che ha rinforzato l'organico alla scadenza degli scambi, vede la strategia validarsi partita dopo partita.
Un appuntamento al Fenway da non perdere
La partita di martedì, prevista in serata, costituisce un test in grande stile: pressione del record, stanchezza accumulata da una serie prolungata e avversità di un Orioles che non ha più nulla da perdere. Se Boston tornerà alla vittoria, il club eguaglierà una pagina di storia che nessun giocatore, tifoso o osservatore contemporaneo aveva mai visto riscrivere, e potrà puntare già da mercoledì alla sedicesima consecutiva, superando allora il record del 1946. Per Baltimora, la serata offre l'occasione di ricordare che una serie, anche prolungata, resta fragile finché la prossima ripresa non ha dato il suo verdetto. Gli Orioles, dal canto loro, si affidano a un giovane nucleo promettente, pronto a testare la resilienza di un avversario lanciato a tutta velocità. La rotazione dello staff dovrà gestire l'usura delle braccia e quella delle teste, ingredienti spesso decisivi nelle estati americane. Il seguito dipenderà da un semplice lancio, da un semplice contatto, da una semplice decisione arbitrale. È proprio questo squilibrio permanente a dare al baseball di luglio il suo sapore più puro, tra statistiche e vertigine, tra routine e vertigine del momento storico.
